L’infertilità di coppia, definita come il mancato concepimento dopo almeno 12 mesi di rapporti regolari non protetti, sta diventando sempre più un rilevante problema di salute sociale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in circa il 30% delle coppie si riconosce un fattore maschile, nel 35% una causa femminile, nel 20% dei casi un fattore sia maschile che femminile ed infine nel 15% delle coppie l’origine rimane sconosciuta.
Secondo diversi studi epidemiologici, si stima che in Europa un uomo su tre sia a rischio di infertilità. In particolare, in Italia oltre 5.000.000 di uomini sarebbero incapaci di procreare. Nell’uomo i principali fattori di rischio attualmente riconosciuti sono: criptorchidismo (ritenzione dei testicoli nel canale inguinale o nell’addome), varicocele (varicosità delle vene testicolari), malattie sessualmente trasmissibili, torsioni testicolari, tumori, obesità, malattie genetiche, farmaci, doping, sedentarietà, alcool, droghe, caffè e fumo, oltre che esposizione ambientale a pesticidi, inquinanti ed altre sostanze tossiche. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero di 39 milioni di spermatozoi per eiaculato rappresenta il limite inferiore dei valori di normalità, al di sotto del quale potrebbe esservi una ridotta capacità riproduttiva.
Le tecniche di fecondazione assistita sono sempre più avanzate e vengono proposte come soluzione definitiva ai problemi di infertilità, ma il buon esito non è sempre garantito e le possibili implicazioni psicologiche, oltre che economiche, non sono da sottovalutare. Pertanto, il precoce riconoscimento di una riduzione della fertilità può aiutare a risolvere il problema, attraverso l’individuazione e l’eliminazione dei fattori di rischio, se possibile, o attraverso adeguate terapie finalizzate ad evitare che le alterazioni riscontrate progrediscano fino ad un quadro di infertilità conclamata.
In questa prospettiva diventa altamente consigliabile per tutti i giovani maschi, anche in assenza di problematiche specifiche, una visita andrologica da effettuare tra i 18 ed i 20 anni per valutare il completamento dello sviluppo puberale e le condizioni funzionali del testicolo. Ancora oggi, infatti, una minima percentuale di giovani, neanche lontanamente paragonabili al numero delle donne coetanee, effettua controlli circa la salute sessuale e riproduttiva.
