DONNA e INFARTO

(Articolo redatto e pubblicato da Michela Tomelini – 7 apr 2020)

Chi è convinto che le malattie cardiovascolari, come l’infarto del miocardio, siano delle condizioni che colpiscono prevalentemente il genere maschile deve ricredersi. I dati degli ultimi 20 anni infatti dimostrano che ad ammalarsi sono anche, e soprattutto, le donne. E il rischio di morire per infarto pare addirittura superiore nelle donne rispetto agli uomini, soprattutto dopo una certa età. Sorpresa! Non solo per i non addetti ai lavori…

Se andiamo ad analizzare le cause di questa differenza di mortalità causata dall’infarto nei due sessi, non possiamo non considerare la sostanziale quanto scontata prima evidenza: la donna è anatomicamente e funzionalmente diversa dall’uomo! Ha un cuore (inteso come organo!) più piccolo, ha una frequenza cardiaca, cioè un numero di battiti al minuto, tendenzialmente più elevata, ha un funzionamento cardiaco, che si esprime sul tracciato ECG, lievemente differente anche a seconda delle fasi del ciclo mestruale. Ancora ha una maggiore tendenza a formare aggregati di piastrine, causa di possibili ostruzioni coronariche, e a presentare degli spasmi – o “contrazioni” – coronarici sotto stress. Inoltre, a causa di lievi differenze tra i due sessi nei meccanismi molecolari deputati al metabolismo, cioè alla trasformazione e all’attivazione di alcune sostanze introdotte, la donna risponde in maniera diversa ad alcuni farmaci, anche a quelli somministrati per ridurre il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari.

Parlando di infarto, la donna condivide con l’uomo gli stessi fattori di rischio, cosiddetti “tradizionali”, come il fumo di sigaretta (e negli ultimi anni purtroppo si assiste ad un aumento nel numero di donne fumatrici), il diabete mellito, l’obesità, l’ipertensione arteriosa (che nella donna ultrasessantacinquenne pare essere di più difficile controllo anche con la terapia farmacologica). Ma, oltre a queste condizioni, sono stati documentati ulteriori fattori di rischio “emergenti”, come la presenza di diabete o di ipertensione in gravidanza, la concomitante presenza di malattie autoimmuni, lo stress domestico e legato al lavoro, l’ansia, la depressione, il basso supporto sociale. E’ stato osservato che oltre l’80% delle donne con più di 45 anni di età presenta almeno uno dei fattori di rischio sopra elencati e gli stessi fattori di rischio sembrano essere più pesanti. Per fare un esempio, la donna diabetica, rispetto all’uomo diabetico, ha un rischio di avere un infarto ben 3 volte maggiore e ha una probabilità di morire più elevata!

Perché succede questo? In parte l’abbiamo spiegato, per le caratteristiche anatomiche e funzionali, che paiono da un lato quasi porre la donna in una condizione svantaggiata. L’altro motivo è rappresentato probabilmente dal ritardo con cui si arriva a porre una diagnosi e una cura efficace. La sintomatologia dell’infarto infatti nella donna pare più sfumata o addirittura fuorviante e può dunque condurre ad un’erronea interpretazione e al mancato riconoscimento di tale condizione che andrebbe trattata in urgenza. I sintomi si manifestano infatti in maniera talvolta subdola e aspecifica: si può provare un senso di difficoltà a respirare, o un dolore allo stomaco accompagnato o meno da nausea o vomito, un senso di indolenzimento al dorso, una stanchezza protratta nel tempo. Sottovalutare tali sintomi, che spesso inducono la donna all’auto-cura con antidolorifici, porta ad un ritardo significativo nell’accesso al pronto soccorso e quindi nella formulazione della diagnosi corretta e nell’avvio delle prime cure. Non bisogna poi dimenticare che l’infarto colpisce le donne con un’età più avanzata, in media intorno ai 70 anni e che presentano un insieme di patologie più consistente rispetto agli uomini. Nelle donne più anziane anche la mancanza degli ormoni estrogeni, potenti protettori dell’apparato cardio-vascolare che scompaiono con la menopausa, ha un ruolo da non sottovalutare.

Come allora non farci spaventare da tutte queste informazioni e agire invece nella prevenzione del rischio di infarto in noi donne? Con poche semplici regole:

  1. Cercare di ridurre i fattori di rischio “modificabili”: stop al fumo di sigaretta, incrementare l’attività fisica, calare di peso, migliorare la qualità della dieta, ridurre ansia e trattare la depressione, controllare pressione arteriosa, glicemia e colesterolo
  2. Non sottovalutare alcuni sintomi, che potrebbero essere dei campanelli d’allarme, come il dolore allo stomaco, alla schiena, la fatica a respirare: prima di ricorrere all’automedicazione meglio chiedere al proprio Medico Curante
  3. Non vergognarsi a chiedere un supporto sia ai propri famigliari sia agli specialisti del mestiere

In un unico imperativo: vogliamoci bene!

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